Realizzato da
Ettore Ximenes
1855 - 1926
Alessandro Marzaroli
1868 - 1951
Lamberto Cusani
1877 - 1966
Storia del monumento
INAUGURAZIONE: 1920
Il monumento a Giuseppe Verdi venne commissionato dalla città di Parma in occasione del centenario della nascita del maestro. L’opera fu realizzata su progetto dell’architetto Lamberto Cusani. L’apparato scultoreo venne affidato allo scultore palermitano Ettore Ximenes e alla realizzazione parteciparono alcuni giovani scultori parmigiani tra cui Alessandro Marzaroli, autore del monumento di Corridoni.
Iniziato nel 1913 in occasione del centenario della nascita del maestro e inaugurato nel 1920, il monumento venne inizialmente collocato nel piazzale antistante la stazione ferroviaria. L'opera era costituita da un emiciclo lungo 120 metri con al centro un arco trionfale e ai lati, fra le arcate, le statue che rappresentavano le opere di Verdi. Nel mezzo dell'area era posta un'ara con rilievi bronzei.
Il 13 maggio 1944 un bombardamento danneggiò il monumento e, nonostante fosse solo parzialmente distrutto, si decise di abbattere la parte rimanente per fare spazio a nuovi palazzi. Le uniche parti oggi sopravvissute sono l’ara centrale che venne collocata nel Piazzale della Pace, vicino al Palazzo della Pilotta, e 9 statue rappresentati 9 opere del maestro che si trovano al Teatro dell’Arena del Sole di Roccabianca, in provincia di Parma, tra cui le statue di Aida, Don Carlos ed Ernani.
L’ARA realizzata in granito e bronzo presenta nella parte anteriore un altorilievo in bronzo raffigurante Verdi in meditazione contornato da varie muse che gli suggeriscono, in ordine, l'ispirazione, la melodia, il canto, il ritmo della danza, l'amore e la morte.
La parte posteriore è invece suddivisa in tre diversi altorilievi che rappresentano tre episodi che legano Verdi e la città di Parma all'unità d'Italia; in successione:
- la scena dell’approvazione da parte delle provincie parmensi dell’annessione al regno d'Italia.
- la scena con il celebre acronimo VIVA V.E.R.D.I.
- la scena della consegna dell'esito del Plebiscito da parte di Verdi, e altri delegati, al Re.
A Parma, Emilia-Romagna
Giuseppe Verdi
1813 - 1901
GIUSEPPE VERDI (1813-1901)
Giuseppe Fortunino Francesco Verdi nacque a Le Roncole di Busseto il 10 ottobre 1813.
Fin dalla tenera età ricevette lezioni di organo dall'organista del paese, esercitandosi su una spinetta scordata regalatagli dal padre. Nel 1832 si trasferì a Milano, dove tentò di entrare al Conservatorio, ma non venne ammesso a causa della posizione ritenuta scorretta della mano nel suonare e per aver superato il limite di età. Poco dopo tornò a Busseto per ricoprire l'incarico di maestro di musica del Comune.
Negli anni successivi dimostrò il suo straordinario talento compositivo, orientandosi fin da subito verso il teatro d'opera. Esordì nel 1839 con Oberto, conte di San Bonifacio al Teatro alla Scala di Milano, ottenendo un discreto successo. Tre anni dopo, sempre alla Scala, Nabucco segnò la sua definitiva affermazione. Tra il 1842 e il 1848 visse quelli che lui stesso definì gli "anni di galera", caratterizzati da un'intensa attività creativa che diede vita a opere come I Lombardi alla prima crociata, Ernani, I due Foscari, Macbeth, I masnadieri e Luisa Miller.
Nel 1848 si trasferì a Parigi insieme alla compagna Giuseppina Strepponi, celebre soprano che aveva collaborato con lui a Milano. Nei cinque anni successivi compose la celebre Trilogia popolare – Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata – tre opere che riscossero un successo straordinario e che ancora oggi rappresentano alcuni dei massimi capolavori del melodramma.
L'Italia sviluppò infatti un genere musicale unico, il melodramma, che univa musica e teatro raccontando storie intense e drammatiche. Tra tutti i compositori di melodramma, Verdi è considerato il più prolifico e uno dei più importanti: compose 27 opere liriche, una Messa da Requiem dedicata ad Alessandro Manzoni e numerose altre composizioni, portando il nome dell'opera italiana nei principali teatri del mondo.
Pur avendo scritto musica profondamente drammatica, le sue opere sono animate da uno spirito romantico: raccontano amori tormentati, passioni, sacrifici e destini tragici. Le romanze e i duetti di opere come Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata sono ancora oggi tra i brani più celebri dell'intero repertorio operistico.
Tra i suoi ultimi grandi capolavori figurano Otello (1887) e Falstaff (1893), entrambi su libretto di Arrigo Boito ispirato alle opere di William Shakespeare. Con Falstaff, all'età di ottant'anni, Verdi concluse la sua carriera teatrale e si ritirò nella sua tenuta di Sant'Agata.
Accanto all'attività artistica, Verdi ebbe anche un importante ruolo nella vita politica italiana. Dopo l'Unità d'Italia venne eletto deputato del primo Parlamento italiano e nel 1874 fu nominato senatore del Regno.
Il suo nome è profondamente legato anche al Risorgimento. Durante gli anni della lotta per l'unità nazionale, il celebre slogan "Viva Verdi" divenne un messaggio patriottico: le lettere del cognome del compositore erano infatti l'acronimo di "Viva Vittorio Emanuele Re d'Italia", permettendo di manifestare sostegno all'unificazione italiana senza attirare la censura.
La vita di Verdi fu segnata anche da grandi dolori personali: perse in giovane età la moglie e i due figli. Queste tragedie contribuirono probabilmente al suo carattere riservato e influenzarono la profondità emotiva della sua musica.
Giuseppe Verdi morì a Milano nel 1901. Per sua volontà, i funerali si svolsero senza sfarzo né musica, con la stessa semplicità che aveva caratterizzato tutta la sua vita.
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Mat Sicuri
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