Realizzato da
Jucci Ugolotti
Nascita: 1944
Storia del monumento
INAUGURAZIONE: 1998
Negli anni Novanta, nonostante la presenza di numerosi “ricordi” di Padre Lino collocati in città, si sentiva la mancanza di un monumento significativo a lui dedicato. Pertanto, l’associazione “Amici di Padre Lino” si propose, fra i suoi vari obiettivi, la realizzazione di una statua da collocare in una strada o in una piazza della città di Parma.
Si arrivò al maggio del 1991 quando il Consiglio dell’associazione incaricò la scultrice Jucci Ugolotti dell’esecuzione della statua. Nel giugno del 1995 la scultrice presentò al Consiglio dell’associazione numerosi bozzetti, che furono approvati, consentendole la realizzazione dell’opera. Rimaneva però ancora incerta la collocazione.
L’anno successivo la statua venne presentata alla città ed esposta provvisoriamente nella navata centrale della Cattedrale di Parma.
Risultò subito evidente che era una statua moderna, stilizzata e completamente diversa dalla scultura collocata al Cimitero della Villetta. La figura in bronzo di Padre Lino si presentava protesa e nell’atto di porgere grandi forme di pane.
Nel frattempo l’Amministrazione Comunale dava l’autorizzazione a collocare il monumento al centro di Piazzale Inzani, nel cuore dell’Oltretorrente, dove Padre Lino aveva vissuto ed aveva maggiormente operato. Essa è collocata su una porzione di acciottolato, con il volto rivolto all’Ospedale Vecchio, dove il frate aveva assistito centinaia di malati.
Tristemente, nonostante il messaggio di amore trasmesso dalla statua, nel settembre del 2011, venivano trafugati i pani di bronzo, prontamente recuperati grazie all’intervento delle forze dell’ordine. Il che permise di restaurarli e ricollocarli tra le braccia della statua nel maggio del 2014, riconsegnando alla città l’opera in tutto il suo primigenio splendore in occasione del novantesimo anniversario della morte del frate.
A seguito di questi atti vandalici, e per scongiurarne dei nuovi, si pensò di aumentare l’illuminazione, installando anche un sistema di videosorveglianza.
Fare visita alla statua assume un significato particolare per il messaggio che diffonde tra i cittadini: Padre Lino è un eroe della carità e ricorda a tutti il valore della solidarietà, di cui è stato uno straordinario testimone.
FONTI:
Gonizzi Giancarlo, La Città e la Gloria I. Protagonisti, arte e storia dei monumenti di Parma.
A Parma, Emilia-Romagna
Padre Lino
1866 - 1924
Alpinolo Ildebrando Umberto Maupas, meglio conosciuto come Padre Lino, nacque a Spalato (Croazia) il 30 agosto 1866. Aveva origini francesi da parte di padre e abruzzesi da parte di madre. Compiuto il noviziato presso i Francescani a Capodistria, nel 1882 divenne frate, ma quattro anni dopo, a causa di ripetute piccole infrazioni alle regole (come suonare il pianoforte), fu costretto a lasciare il convento. Tornato a casa, si arruolò nella Guardia di Finanza, ma a causa di un tragico evento che vide la morte di un uomo che aveva rubato del cibo per la sua famiglia, capì che quella vita non gli apparteneva e nel 1888 chiese di essere riammesso nell’Ordine dei Francescani con il nome di Frate Lino. Due anni dopo venne consacrato sacerdote a Rimini; tuttavia, per l’aggravarsi di un problema alla vista, fu costretto a recarsi a Bologna per sottoporsi a delle cure.
Nel 1893 giunse nella città di Parma e venne assegnato al convento della Santissima Annunziata. In quel periodo Parma era una delle città più segnate da contrasti sociali ed economici. Si divideva infatti tra i benestanti, che risiedevano nel centro storico intorno a Piazza Garibaldi e Piazza Duomo, e le classi più disagiate, che vivevano nell’Oltretorrente, dove regnavano miseria, fame e criminalità. Padre Lino contribuì a unire queste due realtà, operando quotidianamente in entrambe, e per questo divenne una delle figure più amate dai parmigiani. Era amico di tutti: delle persone benestanti che sostenevano la sua opera di carità e, soprattutto, dei poveri, degli ignoranti, dei bambini e dei carcerati, che visitava e assisteva con instancabile dedizione.
Venne nominato cappellano del Carcere di San Francesco e, successivamente, del Riformatorio minorile della Certosa, dove continuò a dedicarsi ai più bisognosi e ai disperati.
Morì presso il pastificio Barilla il 14 maggio 1924 mentre era alla ricerca di un lavoro per un giovane disoccupato. Al suo funerale parteciparono più di 30.000 parmigiani, praticamente l’intera città dell’epoca, e la sua bara venne costruita dai carcerati. Fu sepolto nel Cimitero della Villetta di Parma e nel 1999 la Chiesa cattolica lo dichiarò Venerabile.
Oggi, a Parma, una mensa che offre pasti caldi alle persone in difficoltà porta il suo nome.
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